Barack Obama e la sua reazione a un insulto razzista



L’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha rivelato che cosa ha fatto a un ex compagno di classe in seguito a un insulto razzista.

Durante una conversazione sul razzismo con Bruce Springsteen, registrata su Spotify in un episodio nel podcast Renegades: Born in the USA, il 44° POTUS (President Of the United States) ha ricordato questo momento difficile della sua adolescenza dicendo:

Quando ero a scuola avevo un amico, giocavamo a basket insieme. Una volta abbiamo litigato e lui mi ha chiamato COON.

Forse non ne conosceva neppure il significato, ma quello che sapeva era “so che ti ferisco, dicendolo”.

Obama ha aggiunto sorridendo:

Gli ho dato un pugno in faccia e gli ho rotto il naso. Eravamo negli spogliatoi.

Gli ho detto: “Cosa?” e gli ho mollato il pugno. Quella è stata la reazione immediata.

Lui mi ha chiesto:”Perché l’hai fatto?”, e io gli ho risposto: “Non chiamarmi mai più in quel modo.”

Obama ha anche detto di aver precedentemente raccontato questa storia nel suo libro biografico del 2006 “Audacity of Hope”, spiegando che l’incidente è avvenuto in seconda media.

Ben fatto

ha osservato Springsteen.

La conversazione tra l’ex presidente e il cantante si è poi spostata sulla questione più ampia del razzismo in America e sulla scoperta delle radici di quell’odio.

Quando si lancia un insulto razzista, si sta affermando il proprio status sull’altro

ha precisato Obama.

L’affermazione che viene fatta è questa, che non importa cosa sono: posso essere povero; posso essere ignorante; posso essere cattivo; posso essere brutto. Potrei non piacermi. Posso essere infelice. Ma sai cosa non sono? Io non sono te.

Questa psicologia di base, che poi viene istituzionalizzata, viene usata per giustificare il fatto di disumanizzare gli altri, approfittandosi di loro, ingannandoli, derubandoli, uccidendoli, violentandoli.

Alla fine si riduce tutto a una cosa semplice: “Hai paura di essere insignificante e di non essere importante.”

 

COON, perché è un insulto razzista

Il termine “coon” è un diminutivo della parola “racoon”, che significa “procione”.

L’associazione di esseri umani di pelle nera all’animale nasce dalle continue lamentele dei proprietari di schiavi sulla pigrizia dei loro “operai”.

Secondo il loro punto di vista, gli schiavi non lavoravano abbastanza e non producevano a sufficienza, perché di natura i neri sono pigri e scansafatiche.

Questa visione soggettiva si è, poi, tradotta nell’ideazione di un personaggio che possa rispecchiare questi stereotipi: una caricatura del procione.

Questo personaggio di fantasia viene raffigurato come un adulto infelice della misera vita che conduce, ma troppo pigro per sforzarsi di cambiarla.

Il coon per eccellenza è Stepin Fetchit, un “idiota” che si autodenigra, massacrando la lingua inglese con un parlato biascicato per deliziare il pubblico bianco.

Alto, magro, testa completamente calva, abiti larghi presi in prestito dal suo padrone, bocca larga, denti grossi e bianchi, occhi spalancati, piedi grossi e con un’anguria tra le mani: questo era un nero nell’immaginario dell’uomo bianco.

watermelon | Rap Rehab
Si vede chiaramente quanto io sia infelice.