“Decolonize the city”, inaugurata la statua del leader anticolonialista Sankara ai giardini Indro Montanelli



18 ottobre, MILANO. È partita la campagna “Decolonize the city-per una Milano Antirazzista e Transfemminista“, nata dopo le proteste degli ultimi mesi che hanno travolto statue e simboli del passato.

L’obiettivo del progetto è quello di installare nelle città statue che guardano anche alle minoranze.

Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre gli attivisti del centro sociale Cantiere hanno deciso così di iniziare questa campagna con una statua in ferro dedicata al rivoluzionario anti-colonialista Thomas Sankara, ex presidente del Burkina Faso ucciso in un attentato nel 1987,

figura fondamentale per capire il neocolonialismo odierno e gli effetti di una storia che nessuno vorrebbe affrontare, ricordare e rovesciare.

La statua è stata scolpita da Mor Talla Seck, artista senegalese della Black Diaspora.

Una targa riporta una citazione dello stesso Sankara:

Dobbiamo decolonizzare la nostra mentalità e raggiungere la felicità.

Sankara è un simbolo che parla della realtà dello sfruttamento coloniale e neocoloniale europeo in Africa, ma anche della resistenza e della liberazione del Burkina Faso e del continente. Questa statua è un atto di condivisione di sapere, un modo per affermare che non esiste un’unica memoria, un’unica storia e un’unica verità.

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L’opera è stata installata ai Giardini Montanelli di Milano. La scelta del luogo è stata fatta in polemica con il giornalista Indro Montanelli e il suo controverso rapporto di madamato in Etiopia nel 1935 con una bambina eritrea di 12 anni.

I militanti del centro sociale avevano annunciato la posa della statua sui social:

“Ai giardini pubblici, vergognosamente rinominati ‘Giardini Montanelli’, che ospitano tuttora una statua dedicata a questo orrendo personaggio che difendeva la purezza della razza bianca, osannava il colonialismo, rivendicava la pratica del madamato comprandosi una bambina e abusando del suo corpo, installeremo una statua che parla di lotta al colonialismo, libertà e indipendenza, felicità dei popoli.”

Storia della statua di Indro Montanelli imbrattata a Milano | Artribune

“Abbiamo deciso di mettere qui un simbolo che parla di liberazione, di neocolonialismo, sistemi finanziari, autodeterminazione dei popoli, cambiamento climatico, diritti e libertà per tutte le donne. Conoscere la storia di Sankara oggi, qui, non sarà soltanto una lezione di stile, ma sarà soprattutto il desiderio di capire quello che è un passato recente, molto recente, per poter agire nel presente.”

Immediata la protesta dell’assessore lombardo alla Sicurezza e all’Immigrazione Riccardo De Corato, che ha commentato l’annnuncio del centro sociale dichiarando, un giorno prima dell’installazione della statua:

“Il centro sociale Cantiere ha annunciato che installerà ai Giardini Montanelli una statua dedicata a Thomas Sankara, leader africano ucciso 33 anni fa. Mi auguro quindi che Prefetto, Questore e sindaco intervengano, ognuno nelle proprie prerogative, per impedire questo atto folle e fuori da qualsiasi regola. Già in occasione del Columbus Day gli stessi centri sociali hanno posizionato delle targhe abusive ribattezzando Corso Colombo come Corso Resistenza Indigena e imbrattando le targhe stradali originali. Dopo questo episodio, già molto grave, hanno in programma la seconda puntata dello scempio in cui scimmiottano il movimento ‘Black livesmatter’ e, in nome della decolonizzazione, vogliono installare questa statua che celebra un leader africano che nulla ha a che fare con la nostra storia. Intanto, continuano a denigrare sia la figura di Indro Montanelli che quella di Cristoforo Colombo. C’è inoltre il rischio che i centri sociali prendano di mira la statua di Montanelli come è già accaduto nei mesi scorsi. Lasciare questi personaggi liberi di agire posizionando statue e targhe come meglio desiderano significherebbe sancire la sconfitta della legalità e delle regole della nostra Repubblica.”

Dopo la cerimonia della posa della statua, che si è svolta pacificamente, ha commentato:

“I no global hanno agito indisturbati, con il volto nascosto dai passamontagna, e hanno persino trasmesso su Facebook la diretta di quanto stavano facendo. Con l’arroganza di chi è sicuro che nessuno li avrebbe contestati e che le forze dell’ordine non sarebbero intervenute per interrompere questo gesto illegale compiuto in un luogo pubblico. Purtroppo, è andato a vuoto il mio appello ai vertici delle forze dell’ordine affinché impedissero questo scempio.
    Nonostante fosse stato preannunciato, e persino in piena emergenza Covid 19, le forze dell’ordine non sono intervenute”.

Lo scorso lunedì gli attivisti avevano già rinominato “Corso Cristoforo Colombo” in “Corso Resistenza Indigena”.

Cosa significa decolonizzare?
In che modo possiamo ri-significare lo spazio pubblico?
Conosciamo il passato coloniale italiano?

Sono queste le domande a cui vogliono trovare risposta gli attivisti del movimento “Decolonize the city”, attraverso un dialogo che coinvolga tutta la Milano Antirazzista e Transfemminista, che non si fermi alla statua di Indro Montanelli, ma che la usi come strumento per aprire un dibattito franco sul colonialismo italiano, sul suprematismo, sul razzismo e la violenza, che ne compongono i caratteri essenziali.

I monumenti scolpiscono la “normalità”, una normalità estremamente violenta che produce esclusione e sopraffazione.
I monumenti hanno l’importante ruolo di cristallizzare status quo e rapporti di potere e la loro installazione è vincolata al volere di chi detiene la governance di un territorio,dichi decide quali “storie di potere” narrare, di chi definisce cosa sancire simbolicamente.

I monumenti hanno a che vedere con lo spazio pubblico e dichiarano il “così fu e così è”.

Tutto quello che non viene affrontato non viene risolto.

Ma con l’attivismo attraverso l’arte

si aprono le possibilità di reimmaginare la nostra città a partire dalle molteplici voci e corpi della Milano meticcia e queer.