Diva, l’enorme vulva contro il governo maschilista e misogino di Bolsonaro



BRASILE. La scultrice Juliana Notari ha realizzato “Diva”, un’enorme vulva su una collina nello stato del Pernambuco.

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L’opera, composta da cemento armato e resina color rosa scarlatta, è una provocazione lanciata dall’artista nei confronti dell’amministrazione ultraconservatrice di Bolsonaro.

Da quando ha assunto la presidenza del Brasile, Bolsonaro ha creato un clima di intolleranza con le sue prese di posizione maschiliste e misogine.

La scultura è un inno alla donna e rapresenta uno sforzo attraverso l’arte per denunciare la violenza contro le donne:

problemi che oggi sono diventati sempre più urgenti perché si ripropongono con cadenza preoccupante

nella nostra società occidentale fallocentrica e antropocentrica.

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Ci sono voluti 11 mesi e 40 mani per costruire questa vulva alta 33 metri, larga 16 e profonda 6, che ha scatenato numerosi commenti sulla pagina Facebook dell’autrice.

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Questa non è arte, è un crimine ambientale.

Hai usato soldi pubblici, assunto un paio di operai neri e ti spacci per femminista che promuove i diritti e l’uguaglianza? Perché non hai fatto lavorare le donne?

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Questa non è una vagina, è un ammasso di cemento che offende la terra/natura e il luogo sacro che è la vagina di una donna.

Questa è decadenza, non è arte.

Non si è fatta attendere anche la reazione del polemista di professione del presidente, Olavo de Carvalho, che appoggia la sua lotta anticomunista soprattutto nel campo delle arti visive:

Perché parlano male della f… di 33 metri invece di affrontarla con un caz..?

Da quando ha assunto la carica di presidente, Bolsonaro ha ripetutamente diffamato gli artisti che si oppongono al suo governo, additandoli come

spugne decadenti che mungono fondi pubblici per spacciare spazzatura comunista.

Molti scrittori e giganti della musica sono deceduti a causa del coronavirus, e il disprezzo di Bolsonaro per la cultura brasiliana si è manifestato anche in questa occasione: rispondendo con il silenzio.

La figlia di Rubem Fonseca , la scrittrice Bia Corrêa do Lago, ha detto che c’è da aspettarsi tale disprezzo da un’amministrazione il cui leader ha citato il torturatore dell’era dittatoriale, Carlos Alberto Brilhante Ustra, come uno dei suoi autori preferiti.