Emigrazione italiana in lettere: Maddalozzo Michele

La storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti è ricca di racconti di speranza, sfide e trasformazioni.

Uno degli esempi più emblematici di questa epopea migratoria è la lettera scritta da Maddalozzo Michele nel 1877, originario di Cismon in Valbrenta, a suo padre e suo fratello rimasti in Italia.

Michele scrive ai suoi cari con un tono di sincera esortazione, invitandoli a unirsi a lui in America. Descrive l’ambiente come molto più salubre rispetto all’Italia, con aria e acqua di qualità superiore.

Queste descrizioni non sono solo tecniche, ma cariche di emozioni e speranze per una vita migliore, lontano dalle difficoltà della madrepatria.

Stim.° Padre

Ora ho la grazia di farvi sapere che è quindici giorni che sono arrivato in salute con la famiglia al possesso della Colonia della quale mi chiamo molto contento, perché bella posizione, terra fertile, una quantità di alberi e 150 campi che potrebbe vivere di questo circa settanta famiglie, e quando la campagna è ridotta un uomo che lavora un mese basta per alimentare una famiglia per un anno; quindi vi dico che si può stando in salute chiamarsi contenti.

Per ora salute mercé la gloria di Dio la possediamo e lo stesso desideriamo che sia di voi e tutta la famiglia come siamo intesi vi aspettiamo, e ci farete sapere quando partite perché veniremo al Vapor d’Acqua [sc. battello fluviale] a prendervi coi nostri cavalli e vi condurremo al posto senza che avete da fermarvi nella casa d’immigrazione molto tempo come noi. Segue due parole per mio fratello Giocomo.

Fratello carissimo

Ti fo sapere che siamo come dissi sopra sani e così spero che sia lo stesso di te e la tua famiglia.

Se facessi conto di venir qui con noi ti aspettiamo con ansietà per vedervi felici, perché oltre a quello che dissi sopra qui e posizione più sana che nei nostri paesi.

Acqua e aria eccelente.

Governo buono perché ci da alimento sufficiente da avanzarsi un terzo di quello che ci viene assegnato per 9 mesi intanto che si fa la campagna e che ci fa il prodoto da poter vivere senza dipendenza dal Governo e non aver timore ne per terra ne per Mare che non vi e pericolo di nessun torto.

Dite a mia madre che venga anch’essa che sarei contento che fosse qui con me e non è pericolo almeno per il viaggio anzi quelli che parte alla partenza dimostra anni 80, all’arrivo ne dimostra 50, cosa che anche lo stesso a tutti gli avanzati di Età.

Le feramente che e necessarie per la Coltura della Terra portate con voi, ed ogni qualità di semenza e Viti che vi chiamerette molto contenti.

Non abbandonate il pensiero di venire qui con noi, fate conto che sia la voce di Dio che dice la vostra penitenza del Purgatorio di Cismon [sc. del Grappa, paese d’origine dello scrivente e dei destinatari] e finita, fugite da questa Carcere ed andate in libertà a godere dove siete esortati e questo basta perché parla il cuore e non la lingua.

Oltre a tutto mi saluterete Giacomo Martinato, Giovanna speziera e la sua famiglia e tutti gli miei parenti ed amici e quelli che dimandano di noi augurandoli a tutti la sorte che desidero a me stesso.

Vi lasio col raccomandarvi un pronto riscontro col detto di voi di partire per l’America a tal tempo che questo sia breve, un bacio cappara verra al vostro arrivo a Dio.

Vostro Aff.mo Genero

Tuo fratello

Madalozzo Michele