Etiopia: credevano di essere al sicuro in chiesa… fino all’arrivo dei soldati…



Mentre infuriavano gli scontri in Etiopia (leggi qui), tante famiglie sono fuggite a Dengelat, un villaggio situato in una valle scoscesa circondata da ripide scogliere color ruggine.

Hanno cercato rifugio a Maryam Dengelat, uno storico complesso monastico famoso per una chiesa secolare scavata nella roccia.

Chiesa a Dengelat

Il 30 novembre sono stati raggiunti da decine di pellegrini in occasione della festa di Tsion Maryam, una ricorrenza che celebra il giorno in cui gli etiopi cristiani credono che l’Arca dell’Alleanza sia stata portata in paese da Gerusalemme.

L'Arca dell'Alleanza è custodita qui ma nessuno può vederla | SiViaggia
Arca dell’Alleanza

Questo giorno santo avrebbe dovuto dare un po’ di sollievo dopo tante settimane di violenza, ma non è durato molto.

Un gruppo di soldati eritrei ha aperto il fuoco sulla chiesa mentre centinaia di fedeli stavano celebrando la messa.

La gente ha iniziato a fuggire a piedi, arrampicandosi su sentieri rocciosi, nel tentativo di raggiungere i villaggi vicini. Ma le truppe li hanno inseguiti, sparando proiettili a raffica.

I soldati sfondavano porta dopo porta, trascinando le persone fuori dalle loro case. Le madri sono state costrette a legare i propri figli. Alcuni sono sopravvissuti nascondendosi sotto i cadaveri.

Il caos è andato avanti per tre giorni, con soldati che massacravano residenti, sfollati e pellegrini. Alla fine, il 2 dicembre, i soldati hanno permesso che si svolgessero le sepolture informali, ma hanno minacciato di uccidere chiunque avesse pianto in segno di lutto.

I cadaveri erano sparpagliati sulla terra arida. Tra i morti c’erano sacerdoti, anziani, donne, intere famiglie e un gruppo di oltre 20 bambini della scuola domenicale.

Sotto lo sguardo attento dei soldati, i volontari che si sono offerti di seppellire i cadaveri hanno raccolto i corpi di bambini e adolescenti. Li hanno coperti con della terra e qualche ramo per non farli finire in pasto alle iene.

Alcuni erano completamente irriconoscibili, i loro volti erano stati deturpati dall’urto dei proiettili.

Potevamo vedere persone che correvano qua e là. I soldati stavano uccidendo tutti quelli che uscivano dalla chiesa.

Otto testimoni oculari hanno affermato che le truppe erano eritree, in base alle loro uniformi e al dialetto che parlavano.

Alcuni hanno ipotizzato che i soldati volessero vendicarsi prendendo di mira i giovani, supponendo che fossero membri delle forze del TPLF o delle milizie locali alleate. Ma non c’erano milizie a Dengelat o nella chiesa.

I testimoni oculari hanno descritto come i soldati andavano di casa in casa, trascinavano fuori i giovani, legavano le mani o chiedevano alle loro madri di farlo, e poi aprivano il fuoco.

Hanno ordinato alle madri di legare le mani dei loro figli. Li legavano a piedi nudi e li uccidevano di fronte alle loro madri.

Le truppe hanno vietato loro di seppellire i corpi nella chiesa e li hanno costretti, invece, a costruire fosse comuni.

La maggior parte di loro è stata mangiata dagli avvoltoi prima di essere seppelliti, è stato orribile.

Sono state condivise foto e video delle fosse, geolocalizzate in seguito dalla CNN grazie ad alcuni esperti che hanno analizzato le immagini satellitari.

L’analisi non è riuscita a identificare in modo definitivo le singole fosse, che secondo i testimoni erano poco profonde, ma un esperto ha detto che c’erano segni evidenti di modifiche apportate al paesaggio.

Allo spargimento di sangue è seguito un periodo di due settimane di tensione: i soldati si sono accampati nella zona e hanno rubato automobili, bruciato raccolti e ucciso il bestiame, prima di proseguire.

Il villaggio odorava di morte e gli avvoltoi volavano in cerchio sulle montagne.

Si stima un bilancio di oltre 70 vittime. Le famiglie sperano che i nomi dei loro cari vengano letti in una vera cerimonia funebre presso la chiesa di Maryam Dengelat.