Giuseppina Croci, prima italiana emigrata in Cina

Giuseppina Croci è stata la prima italiana a trasferirsi in Cina per lavorare in una fabbrica. Oggi, andare in Cina è facile, ma nel 1800 era molto diverso.

Giuseppina nacque nel 1863 a Castano Primo, vicino Milano. La sua famiglia era povera. Suo padre faceva spazzole e lei era la prima di dodici fratelli e sorelle.

Quando la loro mamma morì, Giuseppina dovette occuparsi dei suoi fratelli più piccoli. Il loro papà si risposò e ebbe altri figli.

A 27 anni, decise di intraprendere un lungo viaggio da sola su una nave a vela da Genova a Shanghai, per lavorare in una fabbrica che il suo capo, Daniele Beretta, aveva spostato dall’Italia in Cina.

Durante i 37 giorni di navigazione, Giuseppina scrisse un diario chiamato

Sul bastimento per Shangai”.

In questo diario, descrisse i porti dove si fermava, le città che visitava e le abitudini delle persone che incontrava.

Dopo cinque anni di lavoro, tornò in Italia con 30.000 lire, sapeva parlare due nuove lingue e aveva tante storie cinesi da raccontare.

Sposò Pietro Ballarati, maresciallo dei carabinieri a cavallo, ed ebbe una figlia, Carlotta.

Questa è una pagina del suo diario:

7 luglio 1943

La mia partenza dall’Italia, ebbe fase il giorno 9 Giugno 1890, però la partenza dalla casa paterna fu al giorno 7 del detto mese.

A voi tutti lascio il riflettere lo strazio, nel dover lasciare gli amati genitori, e tutte le care sorelle, parenti e amici.

Il mio in barco fu alle ore 1 dopo ½ giorno, e alle 3 la musica dava segno che il bastimento partiva da Genova.

Sul Batello fui accompagnata dal Sigr per nome Zoncada, il quale fece del tutto per raccomandarmi ai superiori del Bastimento.

Fui entrata nel porto tutta allegra e contenta. Fui stata messa in una gabina di 2da classe. Ma !… dovete sapere che il maggior peso del viaggio, si è il dover parlare con tutta gente che non sanno la lingua d’Italia, ma bensì parlare sol di Inglese, si cerca una cosa e non comprendono, si cerca un’altra e non comprendono, insomma tante volte viene la rabbia di darli degli schiaffi.

Dovere sapere, miei cari, che questo Bastimento conta pochissimi viaggiatori; figuratevi in 1a classe vi sono 15 persone, in 2a classe 10 uomini e 2 donne, in 3a classe 3 persone; tante volte quando sono a tavola non viene l’appetito perché sono sempre sola; gli uomini pranzano nel’istessa sala, ma in un tavolo da soli.

In quanto alla salute non so che cosa dire, tutti i giorni si soffre lo sconvolgimento del bastimento, si teme sempre più quando si mangia.

Nella sera del giorno 9 mi sentivo proprio male, ma come si fa a chiedere qualche cosa che in tendano uno zero? Sappiamo però che siamo di passaggio, e ci vuole una gran pazienza a farsi intendere da cotesta gente.

Nel giorno 11 Giugno alla mattina circa alle ore 8 vidi la isola di Strombolli l’abbiamo costeggiata più di unora; molte montagne d’una parte e dell’altra con alcune isolette e molte barchettine che andavano e venivano.

Chiesi dai camerieri alcune cose, ma non intendevano, e quindi non posso anch’io spiegarvi bene come ebbi veduto questa città.

Ecco il giorno 12, anche questo pare che sia lieto e tranquillo, speriamo bene.
Fu sul fare della sera del giorno 12, circa alle 7, viddi le montagne di Candia, ma queste le abbiamo vedute da lontano e poi gli abbiamo lasciate d’ una parte e noi abbiamo per corso altra via.

Ecco il giorno 14 mi levai alla mattina e mi recai sopra il Bastimento spiando col cannocchiale, se c’era qualche novità. Circa alle ore 10 si vide da lontano la città di Said, e in fatti alle ore 11 arrivammo in porto. Il Bastimento si fermò. Oh!!! Dio che cosa dovette vedere!? molti uomini neri come il diavolo, venivano con barche e vaporini per lo scarico del nostro Bastimento. Questa gente si chiamano Arabi della Bissinia.