Il sottile razzismo della stampa britannica: da Tom Jones a Meghan Markle

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Nel 2015, quando il cantante Tom Jones ha rivelato di voler effettuare un test del DNA per scoprire se dietro la sua pelle olivastra e i folti ricci in stile afro si nasconde una discendenza africana, il capo fumettista del tabloid inglese Daily Mail, Stanley McMurtry “Mac”, ha colto l’occasione per raffigurare l’ipotetico lignaggio nero dell’artista.

Tom Jones Reveals He's Having DNA Test To Determine If He Had Black

Dopo il parto, sulla pelle di sua madre sono comparse delle chiazze scure che hanno fatto dubitare anche i medici sulle origini della signora

Nel fumetto si vedono due esploratori bianchi: uno dei due legge un giornale che reca l’intestazione in prima pagina Am I black? asks Tom Jones:

Sono nero? chiede Tom Jones.

L’altro si avvicina, reggendo una provetta da laboratorio, a due figure tribali nella giungla: una madre in topless con il seno cadente che allatta il suo bambino; un “selvaggio” armato di lancia e con tre teste umane che penzolano davanti a lui.

È la rappresentazione più esplicitamente razzista che si possa immaginare. Eppure è stata pubblicata sul giornale il giorno dopo la notizia.

Quando Joseph Harker, editorialista della rivista inglese The Guardian, è stato invitato a un evento giornalistico sulle minoranze razziali, tenuto proprio dal Daily Mail, ha immediatamente percepito un notevole controsenso.

Ha colto l’occasione per chiedere di quel fumetto al caporedattore, ma questi gli ha risposto infuriato:

Che diavolo stai dicendo?

Non ci vedo niente di male.

Stai solo cercando di creare problemi.

Joseph Harker – Media Diversified
Joseph Harker

Harker ha ripensato a quella conversazione quando, all’indomani delle affermazioni fatte da Harry e Meghan sul razzismo nei media, la Society of Editors (società degli editori che si occupa di proteggere la libertà dell’informazione nei media) ha ribattuto immediatamente:

La stampa non è assolutamente razzista.

Ovviamente, questa sarebbe una novità per molte persone nere nel Regno Unito.

Tutti sono a conoscenza delle interpretazioni palesemente diverse che la stampa ha affibbiato a Meghan a differenza di Kate.

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A prescindere dalla famiglia reale, la stampa applica questi doppi criteri anche agli sportivi, alla gente comune…

Alla base di tutto questo c’è un atavico razzismo istituzionale che la stampa non si è mai scrollata di dosso: i pregiudizi sottili vengono unificati da un gruppo che li sostiene e li rafforza in modo sarcastico e divertente, in modo da non suscitare contestazioni.

Il primo modo per affrontare questo problema è accettare che c’è un problema: il razzismo può essere un problema, dato che solo il 6% dei giornalisti britannici è di minoranza etnica.

L’altra domanda da porsi è questa, ripensando alla conversazione tra Harker e il Dailymail: se non ci sono problemi di razzismo nella stampa, perché allora preoccuparsi della diversità? Se i responsabili si mettono sulla difensiva perfino in merito alle più vaghe accuse di discriminazione, allora quali sono le possibilità che ammettano mai la necessità di un vero cambiamento?

Purtroppo, allo stato attuale delle cose, non sembra possibile mettere in discussione il modo in cui le istituzioni funzionano veramente.

Non bisogna neppure aspettarsi una seria sfida al razzismo all’interno delle redazioni giornalistiche nel breve periodo.



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