Mygrants, l’approccio digitale di Aisha Coulibaly per promuovere l’integrazione



Lassina Coulibaly è stato uno dei primi migranti ivoriani che, dopo essersi integrato nella realtà di Foggia, dove ha vissuto per più di vent’anni, ha messo a disposizione le sue conoscenze agli altri cittadini stranieri.

Addio a Colby, il migrante che aiutava gli altri migranti ad integrarsi in città

Solo un migrante può conoscere bene le reali esigenze di un altro migrante

ripeteva il presidente dell’associazione Africa Unite, nata per promuovere l’integrazione dei migranti e mediare i conflitti tra i residenti italiani e i cittadini stranieri.

Sposato con una donna italiana, da cui ha avuto due figli, Colby è morto nel 2014, a 48 anni, a causa di una malattia.

La sua missione è stata ereditata da sua figlia Aisha, nata a Foggia e cresciuta a Bologna.

Nel 2017 ha creato Mygrantsuna piattaforma digitale educativa per richiedenti e titolari di uno status in Italia.

Sul sito ufficiale si legge:

“La nostra mission è sfruttare la potenza delle nuove tecnologie per garantire l’accesso a servizi fondamentali quali l’informazione, la formazione, l’inserimento lavorativo e l’accesso al credito a tutti i migranti.”

Di seguito l’intervista fatta alla fondatrice dell’iniziativa da Open, il giornale online fondato da Enrico Mentana.

Quando hai iniziato ad occuparti di migranti?

«A casa non si parlava d’altro. Mio padre conosceva 12 lingue ma non sapeva scrivere in italiano. Spesso mi chiedeva di trascrivere le storie dei migranti che si rivolgevano alla sua associazione. Lui rivendicava i diritti di chi lavorava nei campi di pomodoro con scioperi, eventi e manifestazioni. Io ho scelto un altro approccio».

Perchè hai deciso di aprire Mygrants?

«Non è stata un’idea solo mia. Qualche anno fa ho conosciuto Cris, il mio attuale compagno. Lui aveva lavorato come data analyst per il progetto europeo Frontex e stava cercando di avviare in Italia un programma per sostenere i migranti nella ricerca di un lavoro. Analizzando i dati che stavamo raccogliendo, ci siamo resi conto che i migranti passavano circa 600 giorni in attesa di cominciare un percorso di formazione, senza contare che le proposte non erano sempre in linea con i loro interessi. Ricordo un ragazzo, mio amico, laureato in Africa in medicina che qui raccoglieva pomodori».

Come funziona la vostra piattaforma?

«Mygrants si basa una tecnologia chiamata microlearning. Esistono diversi percorsi di formazione su livelli: si va da quelli che sviluppano competenze legate all’informatica a quelli per diventare un addetto alla sanificazione, ruolo molto ricercato ora. Oltre agli inserimenti lavorativi cerchiamo anche di aiutare ad avviare una start up chi ha un’idea imprenditoriale. Ora stiamo sviluppando un progetto per le aziende che si chiama PickMe, per aiutarle a trovare candidati tra i nostri utenti».

Quali sono i percorsi più richiesti?

«Ci sono tutti i corsi per lavorare nelle industrie manifatturiere e poi tutta la parte dedicata all’accoglienza negli alberghi e nei ristoranti. Oltre ai percorsi di formazione, molti utenti si affidano a noi anche per essere aggiornati sulla normativa che riguarda l’accoglienza».

Chi sono i vostri utenti?

«La maggior parte arriva dall’Africa Subsahariana, parlo di Stati come la Costa d’Avorio, la Nigeria o il Burkina Fasu. Tendenzialmente hanno meno di 35 anni, sono soprattutto uomini e sono migranti economici».

Avete scelto di lanciare questa azienda come una for profit. Come mai?

«Non potevamo mettere tutte le nostre competenze al servizio di un progetto su cui lavorare nel tempo libero. All’inizio il modello di business era semplice: ci rivolgevamo ai centri di accoglienza proponendoci per seguire i migranti nella parte di formazione che spesso loro non riuscivano a erogare. Adesso stiamo cercando di allargarci, lavorando assieme a grandi aziende o enti che possano finanziare i nostri progetti».

Dove vuole arrivare Mygrants?

«L’obiettivo è aumentare la nostra diffusione in Africa. Vorremmo intercettare i talenti direttamente lì creare dei canali per permettere ai migranti di viaggiare legalmente verso i Paesi europei».

Quanto c’è di tuo padre in questo progetto?

«Mio padre mi ha insegnato a essere perseverante. È grazie a lui che oggi ho deciso di iniziare questa sfida».