“La presidenza non è mestiere per donne”, afferma il presidente filippino

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Lo scorso giovedì, il leader filippino Rodrigo Duterte ha dichiarato che la presidenza non è un lavoro per donne a causa delle differenze emotive tra i due sessi.

Con questa affermazione, conferma che non passerà il comando presidenziale a sua figlia Sara alle prossime elezioni.

Mia figlia non si candiderà.

Le ho detto di non farlo perché provo pietà pietà per lei, sapendo già che andrà incontro a tutte quelle situazioni che sto attraversando.

Questo incarico non è per le donne.

La situazione emotiva di una donna e quella di un uomo sono totalmente diverse tra loro.

Si diventa stupidi qui.

Questa è la triste realtà.

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Nella storia delle Filippine sono state elette due presidentesse: Gloria Macapagal Arroyo (2001-2010) e Corazon Aquino (1986-1992).

Duterte, 75 anni, è noto per i commenti spesso ritenuti offensivi, sessisti e misogini, mentre la sua amministrazione li ha definiti “battute innocue”.

Nel rispondere alle osservazioni di Duterte, Cristina Palabay, esponente del gruppo per i diritti umani Karapatan ha affermato che le donne sono in grado di affrontare qualsiasi lavoro al pari degli uomini:

Ciò che conta è che vengano rispettati gli interessi della maggioranza.

Sua figlia Sara, attuale sindaco di Davao, è la first lady del paese in seguito all’annullamento del matrimonio tra i suoi genitori.

Ma ha già espresso il suo disinteresse per la carica presidenziale:

Non tutti vogliono diventare presidenti, e io sono una di loro.

Vi ringrazio per la fiducia che mi avete mostrato, ma il mio rifiuto non è poi la fine del mondo.

In realtà, pare che Sara non si candiderà, non perché sia una donna, ma perché non vuole assumersi la responsabilità delle atrocità commesse da suo padre.

Chi è Rodrigo Duterte

Duterte è il 16º Presidente della Repubblica delle Filippine dal 30 giugno 2016.

In patria è noto con il soprannome di The Punisher (il Castigatore), attribuitogli dalla rivista statunitense Time Magazine per via della rigida politica di ordine pubblico improntata sulla tolleranza zero nei confronti delle organizzazioni criminali durante i mandati di sindaco nella città di Davao.

Davao, infatti, è nota per il suo elevato tasso di criminalità ma con Duterte è diventata la città più sicura al mondo.

Questo risultato, però, è stato raggiunto attraverso una particolare iniziativa: incaricando la polizia di uccidere tutti i sospetti criminali coinvolti in traffici di droga.

In una dichiarazione rilasciata alla stampa, Duterte ha affermato:

L’esecuzione sommaria di criminali rimane il modo più efficace per schiacciare rapimenti e traffici di droghe illegali.

L’incarcerazione non è sufficiente a dissuadere i criminali dal commettere altri crimini: bisogna metterli su una barca, magari in cinque, e abbandonarli nel mezzo del Pacifico.

I pesci ingrasseranno.

Questo vale in particolare per i signori della droga, che continuano le loro attività illecite dietro le sbarre nella prigione di New Bilibid.

È meglio lasciarli in mezzo all’Oceano, così gli tocca pescare per il loro cibo.

Nel settembre 2016 si è definito l'”Hitler delle Filippine”, paragonando la campagna filippina contro la droga alla Shoah avvenuta nel XX secolo.

In seguito, il presidente filippino ha posto le sue scuse, dopo che le sue affermazioni avevano scatenato le reazioni indignate e sconcertate di varie comunità ebraiche di tutto il mondo.



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