L’Australia cambia l’inno nazionale per valorizzare 60mila anni di storia aborigena



Ieri l’Australia si è svegliata con un inno nazionale leggermente diverso.

Poche ore prima del 2021, il primo ministro Scott Morrison ha annunciato che

Il primo verso, Tutti noi australiani ci rallegriamo, perché siamo giovani e liberi sarà sostituito con uniti e liberi.

L’Australia come nazione moderna può essere relativamente giovane, ma la storia del nostro paese è antica, così come lo sono le storie dei molti popoli delle Prime Nazioni di cui riconosciamo e rispettiamo giustamente la gestione.

Nello spirito di unità, è giusto che anche noi ora lo riconosciamo e assicuriamo che il nostro inno nazionale rifletta questa verità.

Cambiare “giovani e liberi” in “uniti e liberi” non porta via nulla, anzi credo che aggiunga tanto.

Advance Australia Fair (Avanza Australia giusta) è opera del compositore scozzese Peter Dodds McCormick e fu eseguito per la prima volta nel 1878, ma soltanto nel 1984 divenne l’inno nazionale ufficiale, sostituendo “God save the Queen”, in vigore dal tempo dell’insediamento britannico.

Molti si sono opposti al testo dell’inno, poiché crea disuguaglianza e ingiustizia razziale. Non si può parlare di nazione giovane in quanto l’Australia è la patria di una delle più antiche civiltà conosciute al mondo e la flotta britannica vi sbarcò solo nel 1788.

Ian Hamm, presidente dell’organizzazione indigena First Nations Foundation ha evidenziato che occorre intraprendere anche altre azioni più concrete per valorizzare la storia e la presenza degli aborigeni.

Ad esempio, l’Australia non ha ancora istituito un trattato tra il governo e il suo popolo indigeno, a differenza di altri paesi del Commonwealth come la Nuova Zelanda e il Canada.

Inoltre, la costituzione australiana non menziona esplicitamente gli aborigeni del paese, i quali devono ancora affrontare ostacoli significativi per poter raggiungere l’uguaglianza. Per esempio, il tasso di disoccupazione per gli indigeni australiani è di 4 volte superiore alla media nazionale.

Sebbene la popolazione indigena del paese costituisca il ​​3,3% dei suoi 25 milioni di abitanti, rappresenta più di un quarto dei suoi 41.000 prigionieri.

Gli australiani indigeni hanno anche quasi il doppio delle probabilità di morire per suicidio, hanno un’aspettativa di vita inferiore di quasi nove anni e hanno tassi di mortalità infantile più elevati rispetto agli australiani non indigeni.