L’Italia ai tempi del Covid: un anno dopo



È già passato un anno dal primo blocco provvisorio imposto in Italia.

Erano state isolate solo alcune regioni (come Lombardia ed Emilia-Romagna). Tuttavia, queste misure “drastiche” avevano scioccato il mondo.

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Il paese aveva registrato solo 152 casi e tre decessi per Covid-19. Dall’esterno poteva sembrare una reazione eccessiva.

Ma giorno dopo giorno, le chiusure sono divenute una costante sempre più drastica.

Fino al fatidico giorno, il 4 marzo 2020, in cui tutte le scuole in Italia sono state chiuse; una settimana dopo, l’intero paese è stato completamente bloccato.

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Al 12 marzo si contavano 1.000 morti e, dopo soli quattro giorni, superavano i 2.000.

La maggior parte degli altri paesi stava ancora facendo festa mentre noi eravamo barricati nelle nostre case. Ma era solo questione di tempo.

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L’Italia sembrava la messa in scena di un film apocalittico al telegiornale: tute ignifughe, reparti ospedalieri pieni di bombole di ossigeno e obitori così pieni di bare che si è reso necessario l’intervento dell’esercito.

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I morti salivano a 1000 ogni giorno.

Mentre altri paesi si sono mostrati scettici nel seguire le nostre linee guida, l’Italia ha avuto nell’immediato chiarezza legislativa e un riscontro sociale omogeneo.

In quelle spaventose prime settimane, le famiglie hanno iniziato a cantare dai balconi delle proprie case.

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Violinisti e chitarristi li hanno trasformati in un palcoscenico. Ma la cosa più memorabile è stata la partita a tennis tra due ragazze, giocata dai loro rispettivi tetti a Genova.

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Nonostante il dramma generale, nella natura stava accadendo qualcosa di straordinario: banchi di pesci si sono riversati nei canali veneziani, i delfini hanno iniziato a balzare nei porti chiusi, il cinguettio degli uccelli in città è diventato sempre più forte.

Lepri e cervi passeggiavano nei parchi pubblici e nei campi da golf e due esemplari di germano reale sono apparsi in Piazza di Spagna a Roma.

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È stato un periodo che ha cambiato anche il modo in cui gli stranieri percepiscono l’Italia. Agli italiani viene spesso affibbiato lo stereotipo di “trasgressori”, che aggirano il bene pubblico per ottenere un guadagno personale.

Ma per tutta quella primavera il paese è stato ordinato e ubbidiente.

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Bergamo era diventata il centro della crisi.

La primavera stava trascinando con sè migliaia e migliaia di morti, superando i 30mila a inizio maggio. Stava scomparendo l’euforia dello slogan

Andrà tutto bene

che fino ad allora sventolava sugli striscioni esposti sui balconi.

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L’economia italiana era stata messa in ginocchio. Pochissimi turisti avevano prenotato le loro vacanze qui; i ristoranti e i bar erano alle prese con orari di apertura notevolmente ridotti e regole in continua evoluzione.

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In mancanza di un reddito mensile, molti uomini d’affari si sono tolti la vita: 71, per la precisione.

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Alla catastrofe economica si sono aggiunte altre tragedie: bancarotte, divorzi, violenze domestiche e disoccupazione.

Ci sono stati altri cambiamenti sottili. Dal 2006 sono emigrati 2,4 milioni di italiani, molti dei quali giovani e altamente qualificati, il che significa che il 9% della popolazione italiana ora vive all’estero. Ma negli ultimi 12 mesi quella tendenza di “fuga di cervelli” si è invertita.

Non ci sono dati attendibili su quanti giovani italiani siano tornati in patria, approfittando di poter lavorare fuori dalla loro sede abituale.

Questo cambiamento demografico si è verificato anche a livello interno. Il lavoro a distanza ha permesso a molti meridionali di tornare a casa dalle città industriali del nord.

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Un’altra conseguenza negativa si riflette sulle nascite. Già prima della pandemia, l’Italia ha sempre avuto uno dei tassi di natalità più bassi del mondo, ma a dicembre 2020, cioè nove mesi dopo il primo blocco, le nascite sono calate del 21,6%.

Queste cifre sono particolarmente sorprendenti perché ci viene sempre ricordato della fetta di popolazione che invecchia.

Il fatto che circa il 17% del paese abbia più di 70 anni e il 7,2% più di 80 è considerato una delle cause principali dell’alto tasso di mortalità Covid in Italia (circa 95mila persone).

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Le prospettive economiche rimangono disastrose: nell’ultimo anno, il rapporto debito/PIL italiano è aumentato di 33 punti, piazzandosi al 160%.

Non ci resta che attendere a quale destino andrà incontro l’Italia in seguito agli ultimi sviluppi politici che hanno portato Mario Draghi alla nomina di primo ministro del paese.

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