Missili su Asmara: origini ed evoluzione del conflitto bellico Etiopia/Tigray-Eritrea

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Lo scorso sabato 14 settembre, Asmara, la capitale dell’Eritrea, ha subito un attacco missilistico da parte della confinante Etiopia.

Per capire gli ultimi eventi dello scontro tra le due nazioni, occorre fare qualche passo indietro nella storia e partire dal colonialismo italiano.

eroi italiani | L'ITALIA COLONIALE
Capitano Pietro Verri, primo ufficiale italiano a mettere piede sul suolo libico, morto in guerra il 26 ottobre: trasporto della salma

Nel 1890, con il Regio decreto n. 6592, l’Eritrea viene ufficialmente dichiarata colonia italiana.

Nel 1936 l’Italia conquista anche l’Etiopia, ma la perde nel 1941: gli inglesi aiutano gli etiopi a sconfiggere l’esercito di Mussolini e rimettono sul trono Hailé Selassié. L’Etiopia rimane sotto il dominio britannico fino al 1950.

Haile Selassie - Wikipedia
Hailé Selassié

L’Italia perde la Seconda Guerra Mondiale e, di conseguenza, tutti i suoi possedimenti coloniali nel continente africano.

Indirettamente, anche l’Eritrea (ex colonia italiana) perde, mentre l’Etiopia (sotto l’egida inglese) vince.

Sulla base di questo parametro, nel 1952 le Nazioni Unite decidono di “premiare” l’Etiopia: passano l’Eritrea sotto la sua sovranità, garantendole così uno sbocco sul Mar Rosso.

All’Eritrea viene, comunque, concesso di conservare un certo grado di autonomia.

Ma il sovrano etiope non rispetta questa decisione e agli inizi degli anni ’60 priva definitivamente l’Eritrea dell’autonomia iniziale.

Sembrerebbe che questa occupazione dell’Eritrea da parte dell’Etiopia sia un’azione prevista e avallata dalle potenze internazionali.

Nel 1952, il Segretario di Stato americano John Foster Dulles dice al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite:

dal punto di vista della giustizia, le opinioni degli eritrei devono essere presi in considerazione.

Tuttavia, gli interessi strategici degli Stati Uniti nel bacino del Mar Rosso e considerazioni sulla sicurezza della pace mondiale impongono che il Paese sia legato all’Etiopia.

Gli indipendentisti eritrei danno vita al Fronte di Liberazione Eritreo e iniziano le proteste e le guerriglie, che sfociano in un conflitto bellico.

Ethiopia Political Map — Stock Vector © Furian #50637497
L’Etiopia non ha sbocchi sul mare, ottenuti in seguito all’annessione completa dell’Eritrea

 

La guerra di indipendenza eritrea scoppia nel 1961 e termina 30 anni dopo, nel 1991.

Nel 1974 un gruppo di studenti universitari del Tigrè, una regione etiope al confine con l’Eritrea, fonda un movimento politico per porre fine al regime monarchico di Selassié in nome della democrazia: il TPLF (Fronte di Liberazione Popolare del Tigrè).

In quello stesso anno destituiscono il re, a seguito di un colpo di Stato.

La monarchia lascia il posto al colonnello Menghistu e al suo regime militare di stampo marxista, legato all’Unione Sovietica.

Anche la resistenza eritrea è molto forte, e nel 1988 Gorbaciov, che fino a questo punto ha sempre appoggiato il governo etiope, decide di non rinnovare gli accordi di cooperazione militare.

Così Menghistu si dimette nel 1991. Le sue dimissioni sanciscono la fine della guerra e la vittoria dell’Eritrea, che nel 1993 viene proclamata indipendente a seguito di un referendum.

 

 

Etiopia ed Eritrea dopo il 1991

Eritrea

Dopo il referendum, in Eritrea sale al potere Isaias Afewerki, un dittatore che in maniera ininterrotta è ancora in carica come presidente. Purtroppo in questi anni gli scontri con l’Etiopia per il controllo di alcune città di confine non sono mai terminati.

President Isaias Afwerki Accuses Qatar of Using Sudan to Destabilize Eritrea | The African Exponent.
Isaias Afewerki

Così nel 1998 si scatena la guerra Etiopia-Eritrea per definire i confini e per stabilire il possesso della città di Badme.

Muoiono quasi 40.000 soldati etiopi ed eritrei e inizia l’esodo delle popolazioni eritree, che fuggono dalla madrepatria.

Il conflitto termina nel 2000 con un negoziato noto come accordo di Algeri, con il quale viene affidato ad una commissione indipendente delle Nazioni Unite il compito di definire i confini tra le due nazioni.

Nel 2002 la Commissione stabilisce che la città di Badme appartiene all’Eritrea.

Ethiopia 'accepts peace deal' to end Eritrea border war - BBC News
Città di Badme, al confine tra Etiopia ed Eritrea

Tuttavia, il governo etiope non ritira il suo esercito dalla città fino al 2018, anno in cui Abiy Ahmed diventa Primo Ministro dell’Etiopia.

Questo politico riformista si riappacifica con il dittatore eritreo Afewerki, applicando l’accordo di pace promosso dalle Nazioni Unite nel 2000: rinuncia alla città di Badme e ad alcuni altri territori, cedendoli all’Eritrea.

Grazie ai suoi sforzi per risolvere il conflitto e raggiungere la pace con il paese confinante, nel 2019 vince il premio Nobel per la pace.

Accepting Nobel Peace Prize, Ethiopia's Abiy Ahmed calls for unity
Abiy Ahmed, premio Nobel per la pace nel 2019

Ma i problemi non finiscono qui…

Aferweki continua a usare la “minaccia Eitope” come alibi per gestire il proprio Paese con pugno di ferro e obbligare tutti i maschi alla leva militare, che coinvolge ragazzi e ragazze dai 17 anni in su, a tempo indeterminato.

Per gli oppositori ci sono la prigione o la tortura. La più usata è la “Pratica del Gesù”: si appende chi rifiuta di collaborare, con corde legate ai polsi, a due tronchi d’albero. Il corpo assume la forma di una croce.

Il passaporto, poi, non viene dato ai maggiorenni: solo le donne con più di 40anni e gli uomini sopra i 50 possono sperare di averlo. La situazione è talmente pesante che molti attivisti hanno chiesto all’Unione Europea di bloccare i progetti di aiuto nell’area, per evitare di finanziare il dittatore.

L’Unione Europea sta per erogare 312 milioni di euro di aiuti al Corno d’Africa per la costruzione di infrastrutture che consentiranno di far transitare merci dall’Etiopia al mare, attraversando proprio l’Eritrea.

Cléa Kahn-Sriber, responsabile di Reporter sans frontières in Africa, ha dichiarato:

è sbalorditivo che l’Unione europea sostenga il regime di Afeweki con tutti questi aiuti senza chiedere nulla in cambio in materia di diritti umani e libertà d’espressione. Il regime ha più giornalisti in carcere di qualsiasi altro paese africano. Le condizioni dei diritti umani sono assolutamente vergognose.

La Fondazione di difesa dei Diritti umani per l’Eritrea con sede in Olanda, e composta da eritrei esiliati, sta intraprendendo azioni legali contro l’Unione europea.

Secondo la ricercatrice universitaria eritrea Makeda Saba

l’Ue collaborerà e finanzierà la Red Sea Trading Corporation, interamente gestita e posseduta dal governo, società che il gruppo di monitoraggio dell’Onu su Somalia ed Eritrea definisce coinvolta in attività illegali e grigie nel Corno d’africa, compreso il traffico d’armi, attraverso una rete labirintica multinazionale di società, privati e conti bancari.

Chi trova asilo in altre nazioni vive spiato e minacciato dai propri connazionali. Lo ha denunciato Amnesty International, secondo cui le nazioni dove i difensori dei diritti umani eritrei corrono i maggiori rischi sono Kenya, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Svezia e Svizzera.

I rappresentanti del governo eritreo nelle ambasciate impiegano tutte le tattiche per impaurire chi critica l’amministrazione del presidente Afewerki, spiano, minacciano di morte.

Chi è scappato viene considerato traditore della patria, sovversivo e terrorista.

 

Etiopia

Nel 1976 i membri del TPFL pubblicano il loro manifesto ideologico che prevede la secessione del Tigrè dall’Etiopia e la formazione di una repubblica indipendente.

Dal 1991, in seguito alle dimissioni di Menghistu, il TPLF domina l’esercito e il governo del Paese fino al 2018, anno in cui si insedia Abiy Ahmed.

Da quel momento in poi, il TPLF viene sempre più emarginato, fino a sparire completamente dalla coalizione del governo etiope.

 

E con questo breve excursus, arriviamo ai FATTI RECENTI

In Etiopia i tigrini hanno dominato la scena politica e militare per quasi trent’anni, e hanno liberato il paese dalla dittatura comunista di Menghistu insieme al fronte di liberazione eritreo, ma con l’arrivo di Abiy e con il nuovo esecutivo tale collaborazione si è praticamente interrotta.

Si sono sentiti offesi, perchè presi di mira e accusati di corruzione e sostengono che il primo ministro occupi la poltrona illegalmente, in quanto il suo mandato è scaduto e le elezioni sono state rinviate a causa della pandemia.

Lo scorso settembre, dunque, la regione etiope del Tigrè ha pianificato un’elezione locale, che ha portato ad un parlamento che ha nominato un proprio premier, Debretsion Gebremichael, propri comandanti militari e ministri.

Debretsion-Gebremichael-_TPLF - Africa Express: notizie dal continente dimenticato
Debretsion Gebremichael

Ma il governo federale dell’Etiopia lo ha definito illegale, dichiarandone lo scioglimento con una votazione parlamentare.

Così, nella prima settimana di novembre sono iniziati gli scontri armati tra i due schieramenti e si sono via via intensificati.

Il 14 novembre, le forze del Tigrè hanno colpito l’aeroporto di Asmara, capitale dell’Eritrea, con alcuni razzi.

Etiopia, la "guerra del Tigray" arriva in Eritrea: lanciati razzi contro l' aeroporto di Asmara - Gente d'Italia

Il leader del Tigrè, Debretsion Gebremichael, ha spiegato il motivo del suo gesto:

le forze etiopi stanno utilizzando l’aeroporto di Asmara per far decollare i mezzi usati nei raid contro la regione del Tigray, e quindi lo scalo è un bersaglio legittimo.

In pratica, le autorità tigrine accusano l’Eritrea di sostenere le forze governative etiopi e di appoggiare le operazioni militari condotte dall’esercito etiope.

Evidentemente, gli aerei di Abiy Ahmed, primo ministro etiopico, partono anche da lì per bombardare obiettivi del Tigrè.

Nel frattempo, il governo federale etiope ha interrotto le comunicazioni telefoniche e internet alla regione del Tigrè.

Migliaia di persone si stanno dando alla fuga dai combattimenti, cercando rifugio in Sudan.

Dall’ inizio del conflitto sarebbero già morte centinaia di persone da entrambe le parti.

Ignorati fino ad ora gli appelli dell’Onu e dell’Unione Africana al “cessate il fuoco”.

Tace invece il regime eritreo dopo il bombardamento subito.



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