Missionario in carcere per molestie sessuali in orfanotrofio

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Gregory Hayes Dow è un missionario americano di Lancaster, in Pennsylvania, che ha abusato di quattro ragazze per diversi anni, mentre gestiva un orfanotrofio in Kenya con sua moglie Mary Rose.

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Lo scorso giovedì è stato condannato a 16 anni di carcere. Dopo il suo rilascio, gli sarà proibito interagire con adolescenti di età inferiore ai 18 anni e rimarrà sotto la supervisione giudiziaria a vita.

Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Edward Smith ha affermato:

Sei andato in Africa come missionario.

Sembra che tu sia stato un missionario dall’inferno.

riferendosi al 61enne, al quale ha ordinato di pagare 16mila dollari alle vittime come risarcimento per coprire le cure psicologiche.

Invece di essere un faro di speranza per i bambini, Dow era “il male mascherato da speranza”.

E l’idea che sia stato fatto in nome della religione è insondabile.

In una dichiarazione del Dipartimento di Giustizia si legge:

L’imputato ha dichiarato di essere un missionario cristiano che si prendeva cura di questi bambini e ha chiesto loro di chiamarlo “papà”.

Ma, invece di essere una figura paterna, ha sfruttato la loro giovinezza e vulnerabilità.

Il procuratore William McSwain ha aggiunto:

Gregory Dow si è nascosto dietro la sua presunta fede dall’altra parte del mondo, sperando che nessuno negli Stati Uniti sapesse o si preoccupasse dei bambini di cui ha abusato.

Si sbagliava.

Dow era già stato condannato nel 1996 per aggressione sessuale nei confronti di un bambino in Iowa (negli USA).

Nel 2008 è partito con sua moglie alla volta del Kenya, dove ha avviato l’orfanotrofio “Dow Family Children’s Home” a Boito, in Kenya.

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I fatti si sono verificati tra ottobre 2013 e settembre 2017.

Una soffiata di una donna keniota, che vive negli Stati Uniti, all’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Lancaster nel 2018 ha portato al coinvolgimento degli investigatori federali.

La donna, Margaret Ruto, era appena tornata nella zona vicino all’orfanotrofio per prendersi cura della madre.

La signora Ruto ha raccolto le testimonianze di due ragazze, di 12 e 14 anni, fuggite dall’orfanotrofio, e le ha condivise con la giustizia americana.

Agendo sulla base delle informazioni fornite dalla signora Ruto, gli investigatori si sono recati in Kenya e hanno interrogato le ragazze.

La sua condanna arriva 3 anni dopo che Dow è fuggito dal Kenya ed è tornato in Pennsylvania per non incorrere nella legge locale.

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Nel frattempo, al suo posto è stata processata e messa dietro le sbarre sua moglie, accusata di aver portato le ragazze in una clinica per impiantare un dispositivo di controllo delle nascite nelle loro braccia, in modo che suo marito potesse violentarle senza il rischio di metterle incinte.

Dow le abbindolava dando loro oggetti di valore, tra cui i cellulari.

In un video, due vittime hanno rivelato che gli abusi di Dow hanno causato loro problemi di salute fisica e mentale. Hanno detto che i loro sogni sono stati infranti: una di loro voleva diventare una chef, mentre l’altra un avvocato ma non riuscivano a concentrarsi a scuola.

Entrambe hanno anche detto che, inizialmente, la vita all’orfanotrofio era bella, poi è cambiata: i bambini andavano a letto affamati e Dow li puniva facendoli stare in un angolo con il sapone in bocca.

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Le ragazze hanno gli incubi di notte e hanno anche difficoltà a relazionarsi con i propri parenti. Una di loro ha detto che suo zio l’ha minacciata di ucciderla e di seppellirla accanto alla tomba di sua madre. L’altra ha detto che a scuola viene bullizzata per quello che le è accaduto.

Gregory Dow avrebbe dovuto essere una figura paterna per loro.

Invece, li ha manipolati per la propria gratificazione e li ha privati ​​del loro futuro.

Dalle indagini è emerso che l’orfanotrofio di Dow ha ricevuto sostegno finanziario dalle chiese e dalle organizzazioni non profit della contea di Lancaster.

In un memorandum di condanna depositato presso la corte, l’accusa ha scritto che i leader di una di quelle chiese, LifeGate, a Elizabethtown, hanno sostenuto Dow nonostante sapessero della sua precedente condanna.

Che qualcuno, compreso l’imputato, credesse che Dow fosse adatto a gestire un orfanotrofio è impensabile.

Purtroppo, gli abusi in questo caso avrebbero potuto – e avrebbero dovuto – essere evitati.

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