Museruole per esseri umani: le maschere metalliche degli schiavi

La storia della schiavitù è segnata da innumerevoli atrocità. Tra le tante orribili punizioni corporali che venivano inflitte agli schiavi africani spicca l’utilizzo di maschere metalliche.

Questi aggeggi venivano impiegati non solo come metodi di restrizione fisica, ma anche come metodo di oppressione psicologica e umana.

Prevenire il consumo di cibo

Nonostante fossero costretti a lavorare incessantemente nelle piantagioni, agli schiavi non era consentito sgranocchiare la frutta che raccoglievano, come mele, ananas, arance, anacardi, banane, platani e canne da zucchero,  Questo era particolarmente crudele poiché negava loro persino il minimo sollievo dall’estenuante routine quotidiana.

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Soppressione della cultura e della ribellione

La maschera impediva agli schiavi di intonare canzoni spirituali che potessero incitare alla ribellione e alla fuga. Limitando questa espressione culturale, i padroni cercavano di sopprimere ogni tentativo di opposizione.

Eradicazione delle lingue

La maschera impediva agli schiavi di parlare e, quindi, di insegnare ai propri figli i vari dialetti africani. Questa pratica contribuiva alla distruzione delle identità culturali native e forzava l’adozione della lingua locale, facilitando il controllo e l’assimilazione culturale da parte dei colonizzatori.

Gelosia femminile

Le padrone, spesso mogli dei proprietari delle piantagioni, potevano percepire le schiave come rivali, sia in termini di attenzione ricevuta dai loro mariti che per la loro giovinezza e bellezza. In alcuni casi estremi, queste padrone imponevano l’uso delle maschere per coprire il viso delle schiave e mitigare così la loro presenza visiva, in un tentativo di sopprimere qualsiasi traccia di attrattiva che potesse minacciare il loro status sociale o la loro autostima.

Punizioni crudeli

Infine, le maschere metalliche erano spesso utilizzate come forma di punizione estrema. Gli schiavi venivano privati della possibilità di parlare o mangiare, isolando una mela nella loro bocca prima di applicare la maschera con un lucchetto. Questo non solo li tormentava fisicamente, ma serviva anche a instillare in loro un senso di impotenza e di isolamento totale.

Prevenzione

L’utilizzo preventivo della maschera serviva per evitare che i malcapitati fuggitivi, una volta riacchiappati, tentassero, ingoiando terra o bevendo grandi quantità di alcol, il suicidio, visto il trattamento durissimo cui sarebbero stati condannati.

 

La schiava Anastasia

La figura di Anastasia nella storia brasiliana è avvolta da un alone di mistero e leggenda. Conosciuta principalmente per la maschera di metallo che è diventata il simbolo della sua sofferenza, Anastasia rappresenta la lotta e la resistenza degli schiavi africani deportati in Brasile.

 

Anastasia è descritta come una donna africana di eccezionale bellezza e forza d’animo. La leggenda narra che fu catturata e deportata in Brasile durante il periodo del commercio transatlantico di schiavi. Le sue origini esatte sono incerte, ma si presume che provenisse da una famiglia reale africana o da una posizione di rilievo nella sua comunità.

La maschera di metallo che Anastasia è costretta a indossare è diventata un potente simbolo della sua storia. Secondo il racconto più diffuso, la maschera le fu imposta per impedirle di comunicare e per nascondere la sua bellezza, che minacciava di suscitare l’invidia della moglie del padrone o le avances indesiderate di altri. Altre versioni suggeriscono che la maschera era una punizione per la sua resistenza e i suoi numerosi tentativi di ribellione, oltre che per la sua voce influente nel promuovere resistenza rivolta tra gli schiavi.

Oggi, Anastasia è considerata una figura quasi santa in alcune tradizioni religiose brasiliane, come il Candomblé e l’Umbanda. La sua immagine è spesso associata a quella della Madonna e viene venerata per le sue qualità di guarigione, protezione e lotta contro l’oppressione da coloro che sono alla ricerca di giustizia sociale.