Sicilia, la misteriosa regina che si riparò nel “Castagno dei Cento Cavalli”

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Il Castagno dei Cento Cavalli è un albero plurimillenario, ubicato nel bosco di Carpineto, sul versante orientale del vulcano Etna, nel comune di Sant’Alfio (Catania).

Il castagno è considerato come il più famoso e più grande d’Italia e il più antico in Europa. Secondo gli esperti, ha un’età che si aggira tra i duemila e i quattromila anni, misura circa 22 metri in altezza, mentre il suo tronco cavo 22 metri di circonferenza.

A stabilirne il primato è stato il botanico torinese Bruno Peyronel nel 1982. Per questo, l’albero è stato inserito nella lista del Guinness World Record.

Attorno a questo potenza della natura girano anche delle leggende. La più conosciuta è quella che racconta di una misteriosa regina e di cento cavalieri con i loro destrieri, che, durante una battuta di caccia, furono sorpresi da un temporale e tutti trovarono riparo all’interno del tronco cavo.

Non ci sono comunque solo leggende, ma anche tanti documenti che parlano di questa straordinaria pianta, unica nella sua natura. Nel 1636 Pietro Carrera lo descrive nel suo libro “Il Mongibello”, specificando che l’albero poteva contenere, più realisticamente, trenta cavalli.

Nel 1923 il tronco principale fu vittima di un incendio, forse doloso, il quale si presuppone fu appiccato da alcuni abitanti di Giarre seccati che il comune di Sant’Alfio avesse ottenuto l’autonomia amministrativa, sottraendo così una notevole fetta del territorio giarrese.

Nel 2008 è stato riconosciuto come “Monumento Messaggero di Pace” dall’Unesco:

Il luogo, ammirato per la sua selvaggia facies da tutti i visitatori settecenteschi ed ottocenteschi, è stato e continua ad essere simbolo di evocata fertilità.

Il Castagno infatti è testimonianza della potenza generatrice della natura fecondante e, a sua volta fecondo e fruttifero, è rinomato universalmente per essere simbolo della forza della vita che nasce e sempre si rigenera.

Attorno al suo tronco richiama da tutto il mondo coppie di innamorati e così perenne ed infinito diventa il dialogo tra gli uomini e la natura, in un connubio senza fine che coinvolge insieme la ricchezza e la fertilità dell’albero e del suolo e l’operosità dell’uomo.

Oggi il castagno è composto da tre fusti con una circonferenza complessiva che si aggira intorno ai 50 metri, i quali fanno molto discutere sull’unicità del tronco.

Tuttavia, si può ritrovare la sua autenticità in un altro castagno secolare situato nelle vicinanze, che per le sue colossali dimensioni è soprannominato la nave o Arrusbigghiasonnu (risveglia sonno). Il nome è possibilmente giustificato dai vari uccelli che vi abitano ed il mattino danno il buongiorno cinguettando all’infinito, oppure perché le sue fronde basse facevano svegliare gli assonnati carrettieri che vi sbattevano contro.

Castagno S.Agata (della Nave) nella città Mascali

Sant’Alfio, il Comune che ospita il portentoso albero, si è fortemente impegnato per la salvaguardia della millenaria pianta. Oltre a programmare gli interventi necessari per la cura e la manutenzione dell’albero, il Comune ha deciso di inserire il Castagno dei cento cavalli nel suo stemma civico, a sancire il profondo legame tra la pianta e le comunità del territorio.

Sant'Alfio – Stemma



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