Tratta degli schiavi: 6500 aziende britanniche coinvolte



Il governo britannico ha finanziato un progetto da un milione di sterline che vedrà la luce nel 2024.

Si tratta di un dizionario contenente l’elenco di tutti gli investitori coinvolti nella tratta degli schiavi.

La Gran Bretagna ha ridotto in schiavitù più di 3 milioni di africani tra il 1640 e il 1807, trasportandoli nelle colonie di tutto il mondo.

Secondo il team, composto da accademici  delle università di Lancaster e Manchester e dell’University College London (UCL), il Dictionary of British Slave Traders includerà più di 6.500 nomi di alto profilo, tra cui Robert Walpole, primo ministro britannico nei primi anni del 1700, che guadagnò 9mila sterline dagli investimenti nella Royal African Company.

Robert Walpole - Wikipedia
Robert Walpole

In seguito all’omicidio di George Floyd e all’intensificazione delle proteste del movimento Black Lives Matter, è sorto un dibattito in merito alla carenza didattica sull’ampio coinvolgimento coloniale della nazione.

Greene King, la più grande compagnia di pub esistente nel Regno Unito e che produce birra da oltre 200 anni, si è scusata con la comunità nera perché uno dei suoi fondatori, Benjamin Greene, era un proprietario di schiavi e di piantagioni di zucchero nelle Indie occidentali.

Greene King to be sold in £4.6bn takeover deal with Hong Kong real estate giant | Business News | Sky News

L’amministratore delegato dell’azienda Nick Mackenzie si è scusato per il ruolo svolto dall’azienda nella pratica malvagia e disumana e ha detto che la società aggiornerà il suo sito web, menzionando i suoi legami storici con la schiavitù.

Anche la Lloyd’s of London spicca tra i soggetti incriminati e indicizzati nel dizionario. La banca si è scusata per i suoi “legami imperdonabili” con la schiavitù e ha detto che provvederà a rimuovere da tutti i loro locali i quadri dei dirigenti coinvolti.

Un portavoce dei Lloyd's di Londra si è scusato per il ruolo che la compagnia ha svolto attraverso il mercato dei Lloyd's nella tratta degli schiavi del XVIII e XIX secolo, aggiungendo che è stato un "periodo spaventoso e vergognoso della storia inglese, oltre che nostro". Nella foto: l'edificio dei Lloyd's a Londra
Lloyd’s of London

Gli attivisti sperano che questo elenco possa in qualche modo risvegliare le coscienze e aprire gli occhi su un periodo vergognoso della storia britannica.

I critici, invece, sostengono che questa iniziativa rischia di diffamare società che neppure sono a conoscenza dei passati legami con la schiavitù. Inoltre, ritengono che le società “a rischio” dovrebbero avere la possibilità di opporsi alla pubblicazione dei loro nomi.

Il database delle imprese messe sotto pressione sarà disponibile sia online sia in formato cartaceo.