VoiceWise, la tecnologia italiana che riconosce il Covid con il test della voce



Giovanni Saggio, professore presso il Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università di Tor Vergata, ha avviato una sperimentazione clinica per diagnosticare l’infezione da Coronavirus.

La procedura prevede l’uso di dispositivi, come smartphone e tablet, forniti dal produttore cinese Huawei (tra cui Mate30 Pro, P30 Pro, Nova 5T, P Smart, Y6s, Mediapad M5 lite), che vengono utilizzati

per la loro capacità di registrare audio in modo appropriato e perché non era possibile portare a malati in isolamento microfono e registratore che usiamo di solito,

spiega il professore.

I device vengono consegnati a malati di Covid-19 volontari (e anonimi) affinché registrino

la propria voce, colpi di tosse e tutto ciò che serve all’algoritmo per essere addestrato a identificare la malattia.

Lo screening preliminare viene effettuato da questa Intelligenza Artificiale che ascolta la voce del paziente, ma la diagnosi vera e propria viene effettuata successivamente da un medico in carne e ossa.

Dietro questi algoritmi “addestrati” ad ascoltare la voce umana opera VoiceWise, l’azienda del professore Saggio attivata presso il Policlinico di Tor Vergata di Roma.

Voicewise first Spin off to obtain the use of the logo of the Tor Vergata University - VoiceWise
La tua voce, la tua salute.

Fino ad adesso sono stati 150 i pazienti monitorati, ma ora puntiamo ad allargare la sperimentazione per migliorare l’efficienza e l’attendibilità del sistema.

La tecnologia sviluppata da VoiceWise non segnala soltanto potenziali malattie delle vie respiratorie.

Lavoriamo già dal 2009, e quindi da molto prima dell’emergenza Covid-19.

“Nella voce umana sono riscontrabili oltre seimila parametri tra cui la frequenza fondamentale, le armoniche, il rapporto segnale rumore, jitter e shimmer, solo per citarne alcuni, e la cui modificazione (che l’orecchio umano non percepisce ma l’algoritmo sì) può indicare la presenza di più d’una malattia specifica.”

Ogni malattia lascia una specifica impronta nella voce, che diventa riconoscibile dall’intelligenza artificiale consentendole di mettere in guardia il paziente.

Il progetto - VoiceWise

Per esempio, nel caso del morbo di Parkinson,

il paziente tende a separare di più le parole, a sostenere di più le vocali, evidenziando modifiche nel parlato che dipendono direttamente da questo specifico problema neurologico e che differiscono da quelle causate dall’alzheimer o dalle malattie cardiache.”

Ma non finisce qui: se si utilizzano delle cuffie Bluetooth, il suono viene raccolto in modo diverso, offrendo altre opportunità di screening.

Poiché le cuffie sono a diretto contatto con il viso, entra in gioco la conduzione ossea delle onde sonore, consentendo di raccogliere ulteriori informazioni per la successiva creazione di nuovi algoritmi.

Qualcosa di simile sta accadendo anche nel Regno Unito, dove un team di operatori del Sistema Sanitario Nazionale effettua l’ecografia atraverso lo smartphone.

Questo sistema, sviluppato dai medici Andrew Walden e Jospeh Nunan presso il Royal Berkshire Hospital a Reading, consente ai medici di eseguire la scansione dei polmoni dei pazienti Covid senza la necessità di fare radiografie al torace.

Viene utilizzanto un dispositivo portatile chiamato “Butterfly iQ” che scansiona l’intero corpo e mostra immagini in tempo reale.

In questo particolare momento storico si sta tentando di trovare un modo per rispondere velocemente alla situazione. La tecnologia fa esattamente questo: mette a disposizione le proprie competenze per aiutare la ricerca e contenere il contagio del Coronavirus.