William Washington Browne, dalla schiavitù alla fondazione di una banca



Ben Browne era uno schiavo in Georgia.

Nato il 20 ottobre 1849, all’età di 8 anni fu venduto a un commerciante di cavalli e fu “ribattezzato” dal suo padrone con il nome William Washington Browne.

A 15 anni riuscì a scappare e si unì all’esercito dell’Unione per combattere la guerra civile.

Dopo la guerra si iscrisse a scuola e diventò insegnante.

Ma la sua mente intraprendente gli permise di risorgere dalla schiavitù e di creare un impero commerciale.

Nel 1888 fondò la prima banca di proprietà nera, la “True Reformers Savings Bank” a Richmond, in Virginia, allo scopo di proteggere le finanze dei clienti neri e sotttrarle al monitoraggio dei bianchi.

Con la depressione economica del 1893, i conti correnti di tutte le banche furono svuotati: la gente si affrettò a prelevare tutti i propri risparmi e, nonostante ciò, la banca di Browne fu l’unica a mantenere la piena operatività durante la crisi.

Browne morì nel 1897, ma la sua banca continuò a prosperare e si espanse in una serie di altri servizi, tra cui un giornale, un’agenzia immobiliare, una casa di riposo e un’associazione di prestiti.

Nuove filiali furono aperte in Kansas e nel 1900 la banca operava in 24 stati, arrivando a possedere proprietà per un valore totale di 223.500 dollari.

Ma sotto l’amministrazione del nuovo presidente, il reverendo William Lee Taylor, la banca fu mal gestita: i prestiti furono concessi senza copertura assicurativa e spesso si risolsero con l’inadempienza da parte del cliente.

William Washington Browne, founder of first black-owned bank

Ma la goccia che fece traboccare il vaso fu l’appropriazione indebita di 50mila dollari da parte del cassiere.

Sfortunatamente, nel 1910 una commissione statale ordinò la chiusura della banca. Tuttavia, rimane ancora nella storia come la prima banca di proprietà afroamericana negli Stati Uniti.