Yemen, guerre e carestie stanno spazzando via l’ultima generazione



Dopo anni di violenze, metà della popolazione soffre la fame e 400mila bambini sotto i cinque anni rischiano di morire di malnutrizione.

Sadia Ibrahim Mahmud era così debole che non riusciva nemmeno a spostare da sola la coperta che copriva la sua esile corporatura.

Voglio stare meglio e voglio andare a scuola

diceva con un filo di voce.

Sadia era ricoverata in un ospedale di Sana’a.

Non è mai andata a scuola.

Non ci sono scuole nel nostro villaggio.

Ma giuro che se sopravviverà, ne costruirò una io

diceva sua madre.

L’opportunità di realizzare il sogno della bambina non è mai arrivata: Sadia è morta all’età di 11 anni.

Questa terribile storia si ripete in tutto lo Yemen ogni singolo giorno.

16 milioni di persone patiscono la fame. Nel paese si è insinuata una grande carestia che sta divorando l’ultima generazione.

Per i bambini che riescono a sopravvivere alle gravi carenze alimentari e e alle devastanti epidemie di colera e di febbre dengue, il futuro riserva ancora molti rischi: il paese sta perdendo un’intera generazione anche a causa della guerra.

Smoke rises above Sanaa, Yemen following a Saudi-led coalition air strike targeting a Houthi rebel position (31 August 2016)

Ma cosa sta alimentando il conflitto e chi è coinvolto?

Lo Yemen è un paese che occupa una posizione strategica perché si trova su uno stretto che collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden, attraverso il quale passano gran parte delle spedizioni petrolifere mondiali.

Dopo una lunga divisione, nel 1990 lo Yemen del Nord e lo Yemen del Sud decidono di riunirsi in un unico stato.

La città di San’a diventa la nuova capitale; Ali Abdullah Saleh, che all’epoca era alla guida del Nord fin dal lontano 1978, viene eletto presidente.

Nel 2012, in seguito a delle rivolte nella parte meridionale del paese, Saleh si dimette e cede il potere al suo vice, il sunnita Abd Rabbuh Mansur Hadi. Questi ha il compito di guidare per due anni lo Yemen, fino alle nuove elezioni.

Abdrabbuh Mansour Hadi (L) and Ali Abdullah Saleh (R) address a ceremony at the presidential palace in Sanaa, Yemen (27 February 2012)
Saleh (destra), Hadi (sinistra)

Per timore che il governo di Hadi possa non essere più solo transitorio, nel febbraio 2015 il gruppo armato sciita degli Houthi, proveniente dal Nord del paese, conquista la capitale San’a e costringe il presidente a dimettersi.

Hadi si rifugia nel Sud, ad Aden, che diventa una seconda capitale dello Yemen.

Si ritorna, così, a un paese nuovamente diviso in due: a Nord, nella capitale San’a, ci sono gli sciiti con il governo di Saleh, mentre a Sud nella città di Aden si è insediato il presidente spodestato Hadi, l’unico riconosciuto dall’Occidente e dalle Nazioni Unite.

Nel 2015 interviene l’Arabia Saudita sunnita, giustificandosi con l’intenzione di fermare l’approvvigionamento di armi e il supporto logistico agli Houthi da parte dell’Iran – un’accusa che l’Iran (storica alleata di Russia e Siria) nega.

L’Arabia Saudita si avvale del contributo di altri otto paesi sunniti, con i quali forma una coalizione: Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain e Qatar.

Questa lega araba dà inizio a un massiccio bombardamento nei territori yemeniti settentrionali, controllati dai ribelli Houthi, grazie anche al supporto logistico da parte di Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Saudi army artillery fire shells towards Yemen from a post close to the Saudi-Yemeni border (13 April 2015)

Sono trascorsi più di cinque anni, ma il “cessate il fuoco” è tutt’altro che all’orizzonte…

Lo Yemen sta vivendo la peggiore crisi umanitaria del mondo. Il bilancio delle vittime è arrivato a 100mila nel 2019.

L’organizzazione benefica Save the Children ha stimato che 85.000 bambini affetti da malnutrizione acuta grave potrebbero essere morti tra aprile 2015 e ottobre 2018.

Con solo la metà delle 3.500 strutture mediche del paese pienamente funzionanti, quasi 20 milioni di persone non hanno accesso a un’assistenza sanitaria adeguata. E quasi 18 milioni non hanno abbastanza acqua pulita o accesso a servizi igienici adeguati.

Di conseguenza, i  medici si sono ritrovati a dover fronteggiare una “pandemia” di colera: oltre 2,2 milioni di casi sospetti e 3.895 decessi correlati da ottobre 2016.

La guerra ha allontanato più di 3,65 milioni di persone dalle loro case.

La fame e le epidemie sono l’arma d’assedio con cui convincere i ribelli Houthi a cedere, visto che le bombe sganciate su San’a finora non hanno prodotto gli effetti sperati.

Far cadere i ribelli Houthi nello Yemen vorrebbe dire per Stati Uniti e Arabia Saudita indebolire l’Iran, grande nemica di entrambi i paesi.

Tuttavia, Joe Biden ha promesso che sarà sua cura ritirare l’appoggio degli USA all’Arabia Saudita in Yemen.

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